Autori e autopromozione: la partita si gioca online

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(anzi, su Instagram)

Sei un autore o autrice sull’orlo di una crisi di nervi… per colpa dell’algoritmo di Instagram? Vuoi avere qualche speranza di vincere il braccio di ferro con quel cattivone robotizzato che ti oscura i post e limita l’engagement coi tuoi contenuti? Oppure non sai che pesci pigliare ma “qualcuno ti ha detto” che, se sei uno scrittore con un libro da promuovere, senza i social proprio non ci puoi stare?

Quel qualcuno ha ragione, e tu sei nel posto giusto.

Le domande, quelle che non ci si dorme la notte

Se sei già un pochino pratico/a della piattaforma, invece, scommetto che da qualche tempo ti stai chiedendo

  • dove sono finite le mie interazioni?
  • ma l’engagement che è, se magna?
  • perché quando metto un post sulla bacheca non mi scrive mai nessuno?
  • perché se faccio domande nelle stories nessuno mi risponde?
  • perché Instagram rigetta i miei video accuratamente preparati per IGTV, mentre meno di un anno fa mi pregava in ginocchio perché li caricassi qui invece che su Youtube?
  • come posso farmi notare dal mio pubblico di riferimento?

Alt. Momento.

Ma tu lo conosci il tuo pubblico di riferimento, vero???

Hai una vaga idea di quali sono le sue abitudini, di come ha interagito fino a qualche settimana fa coi tuoi contenuti? Del come e perché si è comportato in quel modo? Di quali altre piattaforme “bazzica” e di cosa gli piace guardare e cosa no? Ce l’hai bene in mente, catalogato per nome e cognome e sai dove andarlo a pescare se per caso non torna a trovarti come d’abitudine?

Se la risposta è sì, complimenti, sei già a metà strada!

Se la risposta è no, ne hai ancora un bel po’ da macinare, e forse è il caso che cominci a prestare un filo più di attenzione a ciò che ho appena scritto sopra:

  1. conoscere il tuo pubblico attuale e quello che speri di raggiungere
  2. imparare a creare contenuti adatti alle sue esigenze, oltre che alle tue
  3. con lo scopo di intrattenerlo con ciò che hai da raccontargli (e, ovviamente, vendergli i tuoi libri e/o convincerlo a seguirti nelle tue varie attività, a seconda che tu sia un autore o una blogger)

Ora, dando per scontato che tu conosca tutte le risposte del punto 1, al punto 2 si inserisce proprio ciò di cui vorrei parlarti oggi: l’algoritmo di Instagram, che sta cambiando notevolmente e ancora è destinato a mutare nei prossimi mesi. Perché? Ti chiederai (torniamo alla nota disperata): stavamo così bene, nella nostra insta-isola felice… chi produceva contenuti approfonditi e accattivanti veniva premiato, com’era giusto che fosse, e ora? Ora vince chi pubblica mille mila stories e fa i balletti nei reel.

Eh, già. Il problema è proprio questo: Instagram si sta preoccupando di aver perso terreno rispetto a TikTok, soprattutto su alcune delle fasce demografiche più redditizie, e nel tentativo di correre ai ripari cerca di emulare il competitor principale, snaturandosi in alcuni casi, premiando le cattive abitudini più che quelle virtuose, in altri.

A noi non resta che imparare quanto più possiamo e adattarci come meglio riusciamo.

E quindi: come funziona l’algoritmo di Instagram?

In maniera abbastanza semplice, ma modificandosi in modo veloce solo in parte prevedibile, a un certo numero di variabili (ognuna con il suo peso specifico):

  • IG incrocia la tipologia di contenuto proposto con la reazione suscitata nel pubblico col tempo. Di regola, l’algoritmo privilegia i contenuti più nuovi, ovvero appena postati, ma contemporaneamente spinge “su” i post che hanno avuto maggiori interazioni nel minor tempo dopo essere stati pubblicati.
  • IG valuta la “reputation” del profilo che posta, la sua history e la sua solidità creativa e: se hai interagito spesso con quel profilo, o se lui/lei pubblica contenuti curati e che stimolano l’engagement, sale la probabilità che ogni nuovo post venga proposti in alto sulle bacheche dei follower. E dei loro “amici”. Eh si, perché…
  • IG valuta le interazioni precedenti del pubblico con il profilo che posta e con profili/o post simili, e ricalibra l’algoritmo per proporre i successivi contenuti il più possibile affini ai precedenti con cui ci sono state più interazioni.
  • ogni tipologia di contenuto ha il suo algoritmo:
    • i post sul feed funzionano nella maniera classica, ma registrano molta meno reach organica, soprattutto se “dietro” non c’è una strategia che costruisce la comunicazione in un certo modo
    • le stories non aiutano quasi per niente ad aumentare la visibilità di un profilo o a espandere la sua cerchia (le vede solo un numero ristretto di follower, quelli con cui il profilo interagisce di più)
    • Idem per i reels che in pratica sono un aggancio per cercare visualizzazioni, ma non un traino
    • e IGTV? Non (più) pervenuto. Sigh.

In che modo dare da mangiare a un feed affamato (e pericolosamente bulimico)?

Instagram non è un feed statico, ma anzi, è molto furbo nel proporre i post che “pensa” possano interessare di più a ciascun utente. Come viene a formarsi questo pensiero, è la cosa davvero interessante, perché è un mix fra l’analisi del comportamento di ogni singolo utente mescolata alle analisi di come si comporta l’intera community, imbrigliate dagli obiettivi stabiliti di volta in volta dalla piattaforma stessa:

  • mantenere gli utenti in house per il tempo maggiore possibile
  • vendere l’advertising a pagamento
  • rubare utenti alle altre piattaforme (o riprenderseli)

E qui veniamo alle cattive abitudini, che stanno prendendo piede fomentate proprio dai social:hai notato che ad andare per la maggiore ora sono stories e reel? Video brevi, mordi e fuggi, da consumare un tap dietro l’altro, in una catena infinita di micro-visualizzazioni.

Un casino per chi non è abituato o non ha gli strumenti per produrre continuamente nuovi materiali. Un incubo per chi cerca di promuovere la qualità a dispetto della quantità, come capitava con IGTV.

È tutto figlio della “cultura TikTok”, dove si consumano quantità spropositate di video solamente assaggiati, ovvero: guardo i primi 3-5 secondi e poi passo oltre.

Ciò cosa significa? Che, vista la necessità di catturare l’attenzione dei follower in meno di 5 secondi… bisogna ingegnarsi. E come?

  1. Producendo vagonate di contenuti… spazzatura. Cioè, che magari sono anche buoni, ma vengono trattati come spazzatura: finiscono nel dimenticatoio dopo poche ore, e si passa a quello successivo
  2. Ripetendo il messaggio in ogni nuovo contenuto, ossessivamente, o copiando lo stile dei “contenitori” che veicolano i contenuti che hanno più successo (sono le piattaforme stesse che incoraggiano, con le challenge o facendo “funzionare” di più i contenuti che usano la stessa canzone “di tendenza”)
  3. Variando, ma non troppo (se funziona quello che copia e ripropone i trend…)
  4. Rendendosi riconoscibili (perché è come a scuola: ci si vuole uniformare alla massa, ma il più figo è quello che spicca fra tutti gli altri) e pubblicando contenuti di qualità
  5. Lavorando sulla reputation
  6. Regalando cose (tira più un giveaway di un carro di buoi… ma attenti a rimanere nella legalità!)

Ci sono un sacco di altre piccole e grandi accortezze da usare quando si sta sui social (Instagram così come tutti gli altri, non limitiamoci), ma non sto a dilungarmi. Tanto ti sto sentendo, mugugnare dalle retrovie: “ma io sono un autore, scrivo libri e non capisco un’acca di queste cose!”

Dieci anni fa avresti anche avuto ragione, ma oggi non più. Grande o piccolo che sia, self o con CE, un autore non può più far finta che i social e l’autopromozione non esistano. Sono diventati, anzi, il motore primario che muove una grossa fetta di mercato, la vetrina principale, soprattutto per chi si batte ai piedi della scala “Social(e)”.

Meglio entrare nell’ottica e cominciare a studiare per prendere la patente, no?

E a proposito di social, ti aspetto sui miei!

Facebook: facebook.com/sarapgrey e Instagram: instagram.com/sarap.grey

Pubblicato da Sara P. Grey

Autore - Romanzi rosa, historical romance e narrativa contemporanea